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mercoledì 23 aprile 2014
martedì 1 maggio 2012
La proposizione condizionale più la sua reggente formano il cosiddetto periodo
ipotetico, cioè un periodo che si regge su un'ipotesi.
La proposizione subordinata (quella che esprime la condizione) si chiama
protasi (cioè premessa); la proposizione reggente si chiama apodosi
(cioè conseguenza). Tra queste due proposizioni esiste una relazione molto
stretta, tanto che insieme costituiscono il periodo ipotetico.
Il periodo ipotetico può essere di tre tipi:
• della realtà: quando nella protasi si esprime una condizione
reale, e pertanto nell'apodosi si fa la previsione di qualcosa che avverrà
sicuramente.
Nella protasi si ha il verbo all'indicativo presente o futuro,
e nell'apodosi all'indicativo presente o futuro o all'imperativo
Es. Se cadi di lassù, ti rompi una gamba.
Se sei stanco, vai a riposarti.
Se farai come dico, ti troverai bene.
Se sei stanco, vai a riposarti.
Se farai come dico, ti troverai bene.
• della possibilità: quando nella protasi si
esprime un fatto possibile, temuto o sperato, e pertanto nell'apodosi si mostra
la possibile conseguenza.
Nella protasi si ha il verbo al congiuntivo imperfetto e nell'apodosi
al condizionale presente o all'imperativo
Es. Se tu fossi qui, sarei più
tranquillo.
Se mi interpellassero, esprimerei il mio parere.
Se ti assumessero, comunicamelo subito.
Se mi interpellassero, esprimerei il mio parere.
Se ti assumessero, comunicamelo subito.
• dell'irrealtà: quando nella protasi si
esprimono fatti palesemente irreali e che si suppone non potranno verificarsi;
è quindi irreale anche l'apodosi. Nella protasi si ha il verbo al congiuntivo
imperfetto o trapassato, e nell'apodosi al condizionale
presente o passato
Es. Se fossi miliardario, starei sempre alle Hawaii.
Se mi avessero assunto, avrei già comprato l'auto.
Se Cesare non fosse stato ucciso, sarebbe diventato imperatore dei Romani.
Se mi avessero assunto, avrei già comprato l'auto.
Se Cesare non fosse stato ucciso, sarebbe diventato imperatore dei Romani.
□ PROP. AVVERSATIVA: esprime una circostanza
opposta a quanto viene detto nella reggente. Può essere:
- esplicita: se introdotta da quando, mentre, invece,
laddove ecc. + indicativo o condizionale
Es. Ha preso l'auto, quando tutti gli consigliavano il treno.
È voluta andare in montagna, mentre io avrei preferito il mare.
È voluta andare in montagna, mentre io avrei preferito il mare.
- implicita: se introdotta da invece di, anziché ecc.
+ infinito
Es. Esce sempre con gli amici anziché studiare.
□ PROP. COMPARATIVA: esprime un confronto, un
paragone con quanto è detto nella reggente. Può essere:
- esplicita: > di uguaglianza: se introdotta da come,
quanto, quale ecc. (spesso correlati nella reggente con cosi,
tanto, tale) + indicativo o condizionale
Es. L'esame non è stato facile come sembrava.
Ha dato ai figli tanto amore quanto ne aveva ricevuto dai genitori.
Mi sono prodigato tanto quanto avrebbe voluto mio padre.
> di
maggioranza: se introdotta da di quanto, di quello che, di come, che ecc.
(correlati nella reggente con più) + indicativo, congiuntivo o condizionale
Es. Lo studio è più duro di quello che mi avevano detto.
Si è dimostrato più generoso di quanto pensassi.
Ho versato più lacrime di quanto avrei immaginato.
Si è dimostrato più generoso di quanto pensassi.
Ho versato più lacrime di quanto avrei immaginato.
> dì minoranza: se introdotta da di
quanto, di quello che, di come, che ecc. (correlati nella reggente con meno)
+ indicativo, congiuntivo o condizionale
Es. Quella ragazza si è rivelata meno simpatica di quello che tu
asserivi. Il weekend è stato meno noioso di quanto temessi.
Ho guadagnato meno di quanto avrei voluto.
Ho guadagnato meno di quanto avrei voluto.
- implicita: se formata da più che,
piuttosto che, piuttosto di, prima di, ecc. + infinito
Es. Preferisco morire piuttosto che vedere mio figlio drogato.
Prima di essere rinchiuso in un ospizio vado a stare con mia nuora.
Prima di essere rinchiuso in un ospizio vado a stare con mia nuora.
PROPOSIZIONE COMPARATIVA IPOTETICA
La frase comparativa assume il valore di comparativa ipotetica quando il
paragone con la reggente esprime un'ipotesi o una condizione. Può essere:
- esplicita: se introdotta da come, come se, quasi, quasi
che, ecc. + congiuntivo
Es. Gli voglio bene come fosse un figlio.
Era felice come se avesse vinto alla lotteria.
Mi chiese spiegazioni quasi fossi io il responsabile.
Era felice come se avesse vinto alla lotteria.
Mi chiese spiegazioni quasi fossi io il responsabile.
- implicita: se introdotta da come o quasi + gerundio
Es. Mi evitò, quasi temendo di dovermi salutare.
□ PROP. ECCETTUATIVA: esprime una circostanza che può
rappresentare un'eccezione a quanto detto nella reggente.
Può essere:
- esplicita: se introdotta da fuorché,
tranne che, eccetto che, a meno che, salvo che + indicativo o congiuntivo
Es. Stiamo sempre insieme, fuorché quando vado allo stadio.
Sarà una bella vacane a meno che non si guasti il tempo.
Sarà una bella vacane a meno che non si guasti il tempo.
- implicita: se introdotta da fuorché,
tranne che, eccetto che, salvo che + infinito
Es. Non ci resta da fare più nulla fuorché attendere fiduciosi.
□ PROP. ESCLUSIVA: esprime un'esclusione rispetto
a quanto detto nella reggente. Può essere:
- esplicita: se introdotta da senza che, che non +
congiuntivo
Es. Siamo andati alla festa senza che ci fossimo riposati.
Non passa settimana che non si vada a teatro.
Non passa settimana che non si vada a teatro.
- implicita: se introdotta da senza + infinito
Es. Ha deciso tutto lui, senza consultarmi.
□ PROP. LIMITATIVA: esprime una limitazione rispetto a quanto si
dice nella reggente. Può essere:
- esplicita: se introdotta da per
quanto, a quanto, per quello che, secondo quello che + indicativo o congiuntivo
Es. Per quello che mi dicono, è un galantuomo.
Per quanto ne sappia, devono ancora decidere.
Per quanto ne sappia, devono ancora decidere.
- implicita: se introdotta da in quanto a, quanto a, per + infinito
Es. In quanto a dire bugie, nessuno è più bravo di lui.
Quanto ad aiutarti, credo di averlo già fatto.
Per viaggiare, viaggia anche troppo.
Quanto ad aiutarti, credo di averlo già fatto.
Per viaggiare, viaggia anche troppo.
□ PROP. RELATIVA IMPROPRIA: vedi Proposizioni Aggettive
giovedì 29 marzo 2012
LE CONSONANTI
|
Le consonanti sono suoni che si pronunciano col canale orale chiuso o semichiuso. Gli organi che servono alla loro pronuncia sono la lingua, le labbra, i denti, il palato, il velo del palato.
Secondo l'organo che serve ad articolare il suono, le consonanti si distinguono in:
| Tipo | Consonanti |
|---|---|
| labiali | b, f, m, p, v |
| dentali | d, l, n, r, s, t, z |
| palatali | c, g (dolci) |
| gutturali o velari | c, g (dure), q |
Secondo la vibrazione o meno delle corde vocali, le consonanti si distinguono in:
a) sorde: b, c, d, g, p, q, t;
b) sonore: m, n, l, r, f, s, v, z.
Le sorde vengono prodotte senza vibrazione delle corde vocali, le sonore sono accompagnate da vibrazioni.
Secondo la qualità del suono, le consonanti sonore si possono suddividere in:
- nasali: m, n;
- liquide: l, r;
- spiranti: f, v,s,z
Le doppie
Tutte le consonanti, eccetto l'h, possono trovarsi doppie nel mezzo di una parola. Il raddoppiamento, però, è possibile nei seguenti casi
- soltanto fra due vocali, o fra una vocale e le consonanti l o r: ad esempio, babbo, reddito, pallido, correre; accludere, agglomerato, rabbrividire, spettro, dottrina;
- Il rafforzamento di q è cq: acqua, acquisto. Unica eccezione soqquadro.
- Per rafforzare i digrammi ch, ci si raddoppia solo la c: sacchi, acciaio, occhiali, cuccia.
- I digrammi gh, gi si rafforzano col raddoppio della sola g: agghiacciare, raggiro.
- I digrammi gn, sc e i trigrammi gli, sci non si possono raddoppiare, ma esprimono già di per sé una pronuncia rafforzata.
- Le consonanti g, z non si raddoppiano mai davanti alla terminazione -ione (stagione, azione).
- La consonante b non si raddoppia nelle terminazioni -bile (automobile, contabile).
- Raddoppiano di regola la consonante iniziale (ad eccezione dell's impura) le parole che si compongono coi prefissi a, da, fra, ra, so, su, sopra, sovra, contra: ad esempio, accanto, davvero, frapporre, raccogliere, sommesso, sussulto, sopraggiungere, sovrapporre, contraffare. Mai invece raddoppia contro (controsenso).
- Consonanti doppie appaiono anche in composizioni del tipo: ebbene (e bene), oppure (o pure), suvvia (su via), diciannove, fabbisogno, fallo (fa lo)
Diamo qui di seguito un elenco di parole che acquistano significato diverso, secondo che hanno consonante semplice o doppia:
| consonante semplice | consonante doppia | ||
|---|---|---|---|
| asilo | ricovero | assillo | insetto pungente |
| bara | sarcofago | barra | asta di legno |
| bruto | bestia | brutto | contrario di bello |
| camino | focolare | cammino | viaggio |
| capello | pelo del capo | cappello | copricapo |
| casa | abitazione | cassa | recipiente |
| cola | da colare | colla | sostanza adesiva |
| convito | banchetto | convitto | istituto |
| copia | riproduzione | coppia | paio |
| dona | da donare | donna | signora |
| eco | risonanza | ecco | avverbio |
| fumo | prodotto del fuoco | fummo | da essere |
| mola | macina | molla | lamina elastica |
| moto | abbrev. di motocicletta | motto | detto, battuta |
| nono | numerale | nonno | avo |
| note | brevi appunti | notte | oscurità |
| pala | attrezzo | palla | sfera |
| pena | castigo | penna | piuma |
| seta | tessuto | setta | fazione |
| sete | bisogno di bere | sette | numerale |
| sono | da essere | sonno | riposo |
| speso | da spendere | spesso | denso |
| vile | pavido, codardo | ville | plurale di villa |
In italiano si tende ad attenuare l'incontro di consonanti diverse. Si preferisce assimilare una delle due consonanti diverse in modo da farne una doppia: ad esempio, da enigma, enimma; da dogma, domma. Ma l'uso moderno ha ormai introdotto gruppi nuovi di consonanti quali ps, cn, tm, tn, bc, bn, bs: ad esempio, psicologia, tecnica, aritmetica, etnologia, subconscio, abnegazione, abside, ecc.
Digrammi e trigrammi
Alcune di queste unioni di consonanti diverse sono tali solo apparentemente: in realtà rappresentano un suono unico, e allora si chiamano digrammi etrigrammi.
I digrammi (gruppo di due lettere avente un unico suono) dell'italiano sono 7 e precisamente:
- gl, che dinanzi alle vocali a, e, o, u ha sempre un suono unico gutturale: ad esempio, glabro, gleba, globo, glutine;mentre dinanzi alla vocale i ha in genere un suono unico palatale, come in moglie, figlio, ripostiglio, famiglia, giglio, salvo in alcune eccezioni in cui ha suono gutturale, come in glicine, negligente, glicerina, anglicano, ganglio.
- gn, che ha sempre un suono unico palatale: ad esempio, vergogna, guadagno, vignetta, bagnino, regno, pegno, ognuno. Ha eccezionalmente due suoni, cioè si pronuncia staccando le due lettere g, n che lo compongono, nei nomi di origine straniera, come wagneriano da Wagner.
- sc, che ha suono gutturale dinanzi alle vocali a, o, u, come in scatola, scolaro, scuola; e palatale dinanzi alle vocali e, i, come in scena, ascensore, scemare, scintilla, sciroppo, scimmia. Quando invece si vuole conservare il suono gutturale anche dinanzi ad e, i, si pone nel mezzo un'h: ad esempio, scheda, scheggia, schiena, schiaccianoci.Per ottenere un suono palatale anche davanti ad a, o, u, si inserisce una i che scompare nelle parole derivate, qualora non sia più necessaria: ad esempio, lasciare, fascio, pasciuto, ma : lascerai, fasceremo, pascerete. Così anche le parole che terminano in -scia hanno il plurale in sce, non essendo più necessaria la i: ad esempio, ascia, asce; biscia, bisce; coscia, cosce; fascia, fasce.
- ch davanti a e, i ha suono gutturale: cheto, cherubino, che, perché, chi, chitarra, chiasso, chioma, chiave.
- gh davanti a e, i ha suono gutturale: ghetto, ghermire, gheriglio, ghiro, ghigno, luoghi, ghibellino.
- ci seguito da a, o, u ha suono palatale: bruciato, cialda, ciabatta, micia, ciambella, braciola, cioccolata, bacio, ciondolo, ciuffo, ciurma, ciuco, panciuto.
- gi davanti ad a, o, u ha suono palatale: giacca, giara, bugia, giardino, rugiada, giocattolo, giorno, ragione, angioma, giungla, ingiuria, congiura, giudò.
Va notato che nei digrammi ci, gi e nei gruppi gli, chi, ghi, sci contenuti negli esempi sopra riportati la i serve solo da segno grafico e quindi non funge da vocale, né da semivocale.
I trigrammi sono due:
- gli : ad esempio, figlia, moglie, miglio, maniglia;
- sci : ad esempio, fascia, sciogliere, lasciare, sciupare, scimmia, scindere.
Consonanti straniere
Diamo un rapido cenno alle 5 consonanti straniere ospitate nell'alfabeto italiano:
- j si adoperava una volta come vocale invece dei due i. Ora si trova ancora nei nomi stranieri, in alcuni cognomi (Ojetti, Rejna), in alcuni nomi propri (Jolanda, Jacopo, Jago, Jole), in alcune parole (juta, jella, jettatore, jodio) che però si scrivono anche con la i semplice. Con la j si scrivono Jugoslavia, jugoslavo, Jonio, jonico.
Si noti che le parole che hanno per iniziale la j vogliono le forme dell'articolo uno e lo e non un e il: ad esempio, lo jodio, uno jugoslavo.
- k, all'infuori dei nomi stranieri o di derivazione straniera entrate nell'uso, si usa solo come abbreviazione di chilo: ad esempio km. (chilometro); kg.(chilogrammo); kl. (chilolitro); kw. (chilowatt).
- w è usata solo in parole straniere, pronunciata come nella lingua d'origine: ad esempio, walzer (pronuncia: valzer); clown (pronuncia: claun). In alcune parole è stata ormai sostituita dalla lettera italiana v. In chimica la W è il simbolo del volfranio; come abbreviazione, W significa: evviva. Ad esempio: W l'Italia!Capovolta vale invece come abbasso.
- x si usa, oltre che nei nomi stranieri o d'origine straniera (ad esempio, Bixio), nella parola ex per indicare un titolo che una persona non possiede più: ad esempio, ex-deputato; nonché nel linguaggio matematico per indicare una quantità ignota.
Quando è iniziale di parola, la x vuole l'articolo nella forma lo, gli, uni (lo Xanto, gli xilografi, uno xilografo). Oggi c'è però la tendenza a sostituirla con la s.
Maiuscola, la x indica persona che non si vuole nominare: ad esempio, Il teste X ha rilasciato dichiarazioni false.
- y si usa solo in parole straniere, dove a volte viene sostituita con la i ( da yòle, iòle; da yprite, iprite). In matematica indica, dopo la x, la seconda quantità incognita nei calcolo algebrici.
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