martedì 4 gennaio 2011

Le Lettere e i suoni della Lingua italiana


Lettere e suoni
Lalfabeto italiano è:
a, b, c, d, e, f, g, h, i, l, m, n, o, p, q, r, s, t, u, v, z
Le lettere j, k, w, x, y si usano solo in certe parole di origine straniera. I nomi di queste lettere sono: i lungo o iod, cappa, vu doppio o doppio vu, ics, ìpsilon o i greco.
Le lettere dellalfabeto sono ventuna, ma i suoni della lingua italiana sono ventotto: sette suoni vocali e ventun suoni consonantici:
a, é, è, i, ó, ò, u;  b, c, ch (q), d, f, g, gh, gl, gn, l, m, n, p, r, s, s, sc, t, v, z, z

Suoni vocali
a, é (chiusa), è (aperta), i, ó (chiusa), ò (aperta), u
Suoni consonantici
b, c palatale, c gutturale, d, f, g palatale, g gutturale, gl, gn, l, m, n, p, r, s sorda, s sonora (s), sc, t, v, z sorda, z sonora (z).
Suono aperto e chiuso di e, o
Si distingue il suono aperto o chiuso di e, o solo in sillaba accentata; in sillaba disaccentata le e e le o sono sempre chiuse.
Non ci sono regole semplici per stabilire la corretta pronuncia. Nei casi dubbi occorre consultare un dizionario, tenendo presente che di solito nei dizionari si riporta la pronuncia di Firenze.
In certe parole, la pronuncia aperta o chiusa detèrmina il significato:
collèga (compagno)
Colléga (verbo collegare)
bòtte (percosse)
bótte (barile)
accètta (accettare)
Accétta (ascia)
affètto (amore)
Affétto (affettare)
còlto (cogliere)
cólto (dotto)
còppa (bicchiere)
cóppa (insaccato)
còrso (Corsica)
córso (correre)
dètti (dare)
détti (motti)
èsse (lettera)
ésse (pronome)
fòro (piazza)
fóro (buco)
fòsse (fossa)
fósse (essere)
impòste (persiane)
impóste (tasse)
lègge (leggere)
légge (norma)
mènte (mentire)
ménte (intelletto)
mènto (mentire)
ménto (parte del volto)
mòzzo (perno di ruota)
Mózzo (marinaio)
pèsca (frutta)
pésca (di pesci)
pèste (malattia)
péste (orme)
pòse (atteggiamento)
póse (porre)
scòpo (fine)
scópo (verbo scopare)
scòrta (scortare)
scórta (scorgere)
sòrta (genere)
sórta (sorgere)
tèma (argomento)
téma (temere)
vènti (plurale di vènto)
vénti (numerale)
vòlgo (verbo volgere)
vólgo (popolo)
vòlto (volgere)
vólto (viso)
Sordo e sonoro
I suoni sordi si producono senza vibrazione delle corde vocali. I suoni sonori richiedono la vibrazione delle corde vocali. Quando si parla sussurrando non entrano in azione le corde vocali; si emettono quindi soltanto suoni sordi, e non si può distinguere, per esempio, il diverso suono iniziale di sbranare e studiare.
S sorda, s sonora
La s è sempre sorda quando è iniziale di parola e si trova davanti a vocale: sale, sempre. È anche sorda davanti alle consonanti sorde p, f, t, c: sparire, sfratto, destare, mosca. Invece è sempre sonora davanti alle consonanti sonore b, v, d, g, m, n, l: sbranare, svenire, sdraiarsi, disgrazia, smània, snodabile, slittare.
sale
Sbranare
aspetto
Disgrazia
sfratto
Sdraiarsi
mosto
Svenire
mosca
Smània

Snodabile

Slittare
La s doppia è sempre sorda: riflesso, passione
Se la s si trova tra vocali, la pronuncia è diversa nelle diverse regioni. I dizionari riportano di solito la pronuncia di Firenze:
casa
Caso
cosa
Rosa
asino
Asiático
rosicchiare
Biasimare
disillabo
Disagio
desiderio
Desinare

Disastro
Anche la pronuncia della s può incidere sul significato di una parola: per esempio, fuso è un arnese per filare, mentre fuso è il participio di fondere.
Z sorda, z sonora
La z sorda (z) si pronunzia pressappoco come tts ; la z sonora (z) si pronuncia pressappoco come ds.
democrazia
Bizantino
pazzo
Mezzo
La z, sia sorda che sonora, si pronunzia sempre raddoppiata quando si trova in mezzo a due vocali, anche se è scritta scempia: azzurro (azzurro), democrazia (democrazzia), azione (azzione), bizantino (bizzantino), stare zitto (starezzitto), lo zodiaco (lozzodiaco), vizio (vizzio), la zebra (lazzebra).
Non ci sono regole semplici per determinare la pronunzia sorda o sonora, e occorre quindi consultare il dizionario nei singoli casi. Elenchiamo qui qualche parola a modo di esempio:
vizio, pazzo, scienza, carrozza, grandezza, spiegazzare, pagliuzza, Firenze, innanzi, spezzare, stanza, terzo; zaino, zuavo, zanzara, zebra, zanna, azzurro, mezzo, romanzo, zizzania, zodiaco, organizzare, analizzare
Digrammi
Ch, gh servono per indicare la pronunzia gutturale di c e g davanti a e, i: vichinghi.
Sc tra vocali si pronunzia raddoppiato: pesce (pesh-she), coscia (cosh-sha), lo sciopero (losh-shopero). Nel gruppo sci+vocale, la i non si pronunzia: coscienza (cosh-shenza); sciame (shame); sciocco (shocco); sciogliere (shogliere). Eccezioni: derivati di sci: sciare (shiare), sciatore (shiatore).
Gn si pronunzia sempre come ñ, tranne in certe parole straniere: wagneriano (vag-neriano). Si raddoppia tra vocali: magno (magn-gno), mangiare gnocchi (mangiaregn-gnocchi)
Gl si raddoppia se si trova tra vocali: foglia (fogl-glia), aglio (agl-glio). In certe parole dotte, il digramma si scioglie e si pronunziano separatamente la g gutturale e la l: glicine, anglicano, negligente, glicerina, glifo, glittica, geroglifico, ganglio.
Rafforzamento consonantico iniziale
La consonante iniziale di una parola si raddoppia se la parola precedente porta laccento sulla vocale finale: bontà danimo (bontàddànimo), gioventù coraggiosa (gioventùccoraggiósa). (Si escludono le particelle atone come ti, si, ecc.). Si raddoppia anche se la parola precedente è come, dove, qualche, sopra, a, da, tra, e, o, ma: come dicevo (comeddicèvo), dove vai (dovevvài), qualche soldo (qualchessòldo), da poco (dappòco), tra mezzora (trammezzóra), e no! (ennò), o mangi o parli (ommàngi oppàrli), ma perché (mapperché).
Questa caratteristica della pronunzia italiana è evidenziata anche dalla grafia di certe parole composte: suddividere (su+dividere), sopralluogo (sopra+luogo), dappertutto (da+per+tutto), chicchessia (chi+che+sia), ecc. Ma è errato scrivere sopravvanzare, perché composta da sopra+avanzare, non da sopra+vanzare.
La yoia, il formayo
La g palatale italiana non corrisponde ally cilena. Il suono è più vicino a un c palatale sonoro; cioè, la pronunzia di gioia è più vicina a cioia che a yoia, quella di formaggio è più vicina a formaccio che a formayo, quella di già è più vicina a cià che a ya.
L’imberno a Balparaíso
In spagnolo la pronunzia di b e v è praticamente identica, come testimoniano i frequenti errori ortografici (reboltoso, ecc.). In italiano no. Per la pronunzia della v italiana, il labbro inferiore tocca lorlo dei denti superiori, consentendo la fuoriuscita continua daria. La b italiana, invece, si pronunzia sempre a labbra chiuse, come la p, emettendo laria esplosivamente, anche quando si trova in mezzo a due vocali: obiettivo, abito, mobile.
inverno
imbucare
avvoltoio
abbondante
La distinzione dei suoni b e v è essenziale in casi come benefico e venefico, basto e vasto, ecc.
Sciscerone, Tsitserone
Nel Cile la pronunzia della ch spagnola ha subito trasformazioni dovute al fatto che la pronunzia sh si associa allinferiorità di classe sociale. Nei ceti medio-alti si tende quindi verso una pronunzia molto stretta, vicina a ts, con la bocca tesa verso i lati come per emettere una i (tsileno, tsaleco). La c palatale italiana è più "frusciante", e si pronunzia con le labbra più arrotondate.
Frequente anche la pronunzia errata di sc come c: per esempio, sciacquare viene pronunziato come se fosse scritto ciacquare; fruscìo come frucìo; incosciente come incocente, ecc. Per evitare questo errore occorre tener presente che il suono ch in spagnolo è composto da due suoni: t+sc; basta omettere la t e si ottiene il suono sc.

La d dolce non c’è
La d spagnola è sorda in certe posizioni, sonora in altre (per esempio, dedo ha due suoni diversi per la d). In italiano, la d è sempre sorda, cioè si pronunzia sempre come la d iniziale di dedo.


Questa sintesi è per la verità un estratto di diversi testi:
Dizionario Italiano Ragionato (DIR)
G. DAnna - Sintesi 1989
Il Nuovo Zingarelli - Vocabolario della Lingua Italiana
Undicesima Edizione - Zanichelli - 1990
Dizionario di Ortografia e di Pronunzia (DOP)
Migliorini - Tagliavini - Fiorelli
Edizioni RAI - 1969
Lingua dItalia - Grammatica Italiana e Avviamento al Comporre
Migliorini - Leone
Le Monnier - 1963
La Lingua Italiana
Maurizio Dàrdano - Pietro Trifone
Zanichelli - 1996
Impariamo lItaliano
Cesare Marchi
Rizzoli - 1993

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